L’eterno inutile cantiere di Milano e la nuova guerriglia urbana
Arte e cultura, Cronaca, Ecologia e salute, Eventi, Milano, News Milano, Politica | Massimo Negrisoli | 28 ottobre 2010 alle 16:04
Recentemente Beppe Grillo si è scagliato contro il progetto di Citylife che prevede la costruzione di tre grattacieli nell’area dell’ex Fiera. Poco prima dell’inizio della conferenza stampa di presentazione del parco Citylife, il comico in Galleria Vittorio Emanuele a Milano ha definito l’intervento ”senza senso, utile solo per riciclare soldi”. In effetti, ora che la Moratti si è assicurata il tanto desiderato Expo 2015 recuperando in extremis le aree necessarie e ottenendo la promozione dal BIE, il compito più arduo è qello di trovare i quattrini e quindi, dopo aver colorato di blu tutte le aree di parcheggio che poteva colorare, il Comune si affida alla storica fonte dell’edilizia.
Poco importa che Milano si stia svuotando e che siano sempre più gli appartamenti e locali sfitti, l’importante è continuare a costruire, fregandosene tranquillamente dei consueti equilibri che dovrebbero essere mantenuti tra domanda e offerta.
Nel frattempo, sembrano moltiplicarsi di giorno in giorno le iniziative popolari tese a riconquistarsi il diritto al territorio. Non sta a me giudicare le motivazioni profonde alla base di alcuni movimenti e iniziative che partendo dal basso cercano di riconquistare le zone di territorio abbandonato, ma da profano lo interpreto appunto come una reazione al sentirsi ‘passivamente’ usati e gestiti dai poteri forti.
Non so se questo è il primo segnale di una rinnovata presa di coscienza da parte del cittadino qualunque che inizia a sentirsi ‘escluso dai giochi’ e quindi cerca nuove forme di coinvolgimento e partecipazione. Interessante è comunque il fatto che in molti casi, queste iniziative popolari sono accomunate da una particolare attenzione all’ambiente.
Ecco quindi che anche a Milano stiamo assistendo ai primi risultati di azioni di Guerrilla gardening o a fenomeni come quelli attuati dal collettivo Bottiglieria Okkupata (qui) http://www.beppegrillo.it/2010/10/bottiglieria_okkupata/index.html. In pratica, Bottiglieria Okkupata è una di alcune sigle che attualmente identificano gruppi di ragazzi di Milano che occupano per qualche giorno edifici abbandonati, spesso lasciati andare in rovina. Lo scopo è quello di “rendere visibile il problema degli spazi inutilizzati in città” e “rendere vivo un luogo anziché lasciarlo vuoto“. I palazzi occupati sono spesso di proprietà comunale, in condizioni fatiscenti.
Fine analogo hanno i vari movimenti di Guerrilla Gardening (qui http://www.guerrillagardening.it/), gruppi di appassionati del verde che ha deciso di interagire positivamente con lo spazio urbano attraverso piccoli atti dimostrativi, quelli che noi chiamiamo “attacchi” verdi. Guerrilla Gardening si oppone attivamente al degrado urbano agendo contro l’incuria delle aree verdi. L’attività principale del gruppo è quella di rimodellare ed abbellire, con piante e fiori, le aiuole e le zone dimesse o dimenticate della città.
A mobilitarsi non sono comunque solo gruppi e movimenti più o meno organizzati, ma anche i singoli individui cercano di dare un senso agli spazi cittadini abbandonati o trascurati. In via dell’Aprica, zona Maciachini per esempio, il signor Chen ha riutilizzato un paio di aiuole lasciate incolte dall’amministrazione comunale per coltivarvi ortaggi. Le piante di zucchine, pomodori e fagiolini piantate diverse settimane fa stanno ora iniziando a dare i loro frutti. L’altra faccia degli orti urbani e dell’uso creativo e reale della città.
Insomma, i più probabilmente archivieranno i fenomeni come le solite ‘ragazzate’, ignorando completamente il significato più profondo che probabilmente ne sta alla base e che potrebbe tradursi appunto in un rinnovato desiderio di partecipazione, nell’esigenza di riaffermare il possesso e il legame con il proprio territorio e più genericamente, nella voglia di ‘gridare’ alle istituzioni gli errori che si stanno commettendo, dimostrando concretamente come si potrebbe diversamente agire.
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